Grazie per essere venuti a curiosare nel mio sito (o pagina Facebook o Instagram).
Mio compito ora è cercare di raccontarvi chi sono e cosa faccio. Per me sicuramente un’ardua impresa perché scrivere di se stessi  e di quello che ci passa per la testa non è roba da poco, anzi!
A volte mi paragono ad uno chef che prima immagina, percepisce cibi, profumi e gusti e da lì  passa a creare qualcosa di intrinsecamente suo.
Avete presente come fa? Lavoro più  o meno così  anch’io;  ovviamente al posto di pentole e mestoli, utilizzo motosega e scalpelli, ma quello che muove il tutto è lo spirito di un bambino,  curioso, senza pregiudizi, libero da ipocrisie. Ingenuo,  perché  ogni santo giorno mi domando come sia possibile che noi umani non ci si accorga che ci siamo avviati beatamente al disastro trattando l’ambiente (e quindi casa nostra) in questo modo.

Per me creare è un gioco, dove dalla curiosità scaturisce il desiderio di scoprire nuovi orizzonti, riportare oggetti perduti, scartati a un rango più elevato, liberarli dal loro stato di semplice pattume. C’è un ramo che io chiamerei toni, c’è un rametto che chiamerei bepi, c’è una radica che chiameremo alice, tutti mi sono stati portati dal nostro grande mare e chissà ognuno di essi quale storia avrebbe da raccontare, da dove arriva, qual è  stata l’avventura della sua vita prima di raggiungere una spiaggia per riposare e poi incontrarmi!
È un privilegio incontrare questi pezzi di legno, metallo, plastica abbandonati a se stessi in balia degli eventi, scoprire le loro sagome casuali,  plasmate e levigate dall’azione dell’acqua o riprendere in mano contenitori di plastica e metallo che un tempo hanno goduto del loro momento di gloria,  pensati, disegnati, progettati ed infine creati per gli usi più svariati, e magari a quel tempo la loro estetica ci aveva sedotto e avevamo preferito un flacone all’altro solamente per la sua forma e colore, lo stesso che ora, sbiadito o arrugginito,  testimonia il suo stato di totale abbandono.
Questi sono i sentimenti, camminando lungo le spiagge (e non solo spiagge), che mi spingono a prenderli in custodia e scoprire come assemblarli in un solo elemento.
Nascono così i pesci, gli uccelli e tutte quelle creature che di volta in volta prendono vita con il toni, bepi e alice del momento.

Con i materiali che molti di noi scartano dichiarandoli non più utili alla propria causa - quindi nuova linfa che alimenta il mondo dello spreco - io creo complementi e pezzi d’arredamento.
Di cose da dire ne avrei un sacco a proposito di spreco e inquinamento ma.. Vabbè  dai, non farò il moralista anche perché com’è stato detto: chi è senza peccato scagli la prima pietra...
Mio intimo augurio è  quello di trasmettere con il mio lavoro l’entusiasmo,  la gioia e la voglia di sorridere in questo meraviglioso mondo e in questa vita che ci è stata donata e che nel bene e nel male va vissuta sempre assaporandone ogni istante. Meglio se con un sorriso.

Grazie
Alberto

P.S  Sento il bisogno qui di ringraziare la persona con cui ho condiviso e condivido la mia vita e le esperienze che quotidianamente questa ci riserva: mia moglie Barbara, che oltre a sostenermi e aiutarmi, ha un’ineguagliabile capacità di sopportazione del caos che creo e che a me piace tanto, ma a volte un freno ci vuole!
Grazie amore mio.

Alberto Rocca nasce a Gorizia nel 1967.
Diplomato all’Istituto d’arte Nordio di Trieste, frequenta la scuola di nudo  del maestro Perizi e corsi di incisione con Franco Vechiet e Serse. Per un periodo segue i corsi di decorazione pittorica all’Accademia dii belle arti di Venezia.
Nel corso degli anni ha partecipato a numerose collettive e si è proposto con alcune mostre personali. Dopo una lunga assenza dall’ambiente artistico, ora si ripresenta con un nuovo progetto che lo vede già coinvolto in diverse iniziative artistiche e sociali.

 

 

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